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By Rino Livio Daniele Manolo Marco e Aldo

In breve, un condensato della Transardinia.
Ultimate le rifiniture attinenti logistica e percorso, si parte. Macchina appoggio con bagagli punta verso Olbia con due biker. Il resto del gruppo in treno con bici al seguito Agriturismo Desole è la prima meta. Alle 19 il gruppo è riunito, clima euforico per l’inizio della transardinia. Risolta l’incognita del conducente quotidiano si parte per Ertila-Mamone. Capiamo da subito com’è stata realizzata la traccia da seguire. Nulla questio, siamo alle prime armi curiosi di scoprire la genialità del "pilota birbantello”.Primo single e la supercatena dello scatenato Experience ha bisogno della falsa maglia.L’alternarsi del paesaggio ci conferma che il periodo individuato,maggio, è giusto: bei colori e vegetazione rigogliosa e profumata. Attenzione, è bene che nel gruppo ci sia un cancelliere, gli sbarramenti abbondano e non tutti sono pacifici. Sopra le nostre teste traffico aereo da aeroporto. Siamo in zona Alà dei sardi. Allo scollinamento osserviamo belle colline ornate da giganti a tre pale….l’intenzione è di seminarli in tutta l’isola. Breve ristoro in Alà, arriviamo dal Pigozzi dopo aver lasciato le impronte nel rimboschimento dove si è appena concluso il WRC di automobilismo.
Eliminata la polvere dalle bici e il sudore dai corpi stanchi, resta tempo per bucato e bucature, che non mancano.C’è tempo anche per un torneo di calcio balilla.
Pigozzi ci tradisce, dopo aver messo in campo la sua bonomia ci stende con tonnellate di ravioletti al punto che nel garage interno quasi non resta spazio per alloggiare la pecora in cappotto: che stress!Non c’è tempo per metabolizzare, si riparte. CK ci aspetta. Questa è la tappa meno apprezzata, non ha creato entusiasmo. Prima parte piana e boscata, poi fondo bitumoso con deviazione su sterrato che si trasforma in un pantano, impossibile da evitare, fango al mozzo. Non bastasse l’acqua anche un canale di scolo invisibile perché coperto da erba alta. Non abbiamo scelta: pedovia e bei pensieri (non tutti eleganti e riferibili) perché confluiamo in uno sterrato ortogonale. Bella Sardegna. Giornata di mangia e bevi con gli occhi sempre vivi. La polvere sollevata ci accompagna, fra risate e qualche grugnito, all’asfalto per la bella Oliena. Rinunciamo a Su Tempiesu. Rifocillati e ricondizionati visitiamo la perla del Corrasi prima e dopo cena. La notte è breve, dopo il gelato a cuccia: arrivare “Ai monti del Gennargentu” è impegnativo.
A dire il vero, l’ascesa per Mte Maccione fa intuire che la giornata sarà lunga. Qualche motore per scelta va a tre cilindri, ma procediamo a buon ritmo fino alla sorpresa. In zona Fundales, il sentiero da percorrere è stato modificato dalla neve, che ha abbassato la vegetazione e dal dilavamento dovuto alle abbondanti piogge. Individuiamo l’alternativa per Janna Aladurre e quindi Janna Ventosa. Rapido sguardo ai resti della tomba dei giganti, poi Experience si trasforma in mandriano su bolle d’aria: la preda sfugge. Un comodo sterrato in discesa ci permette un ingresso veloce “Ai monti del Gennargentu”. Ospitalità favolosa al punto che la mattina è difficoltoso far colazione, piccolo sacrificio e via per Arzana.Sosta obbligata a Montes poi…..turno auto.
Ad Arzana i bikers sono abbastanza carichi di energie e morale. Ora la meta da raggiungere è Seui.
La tappa è bella, lunga e spettacolare. Attraversiamo rimboschimenti con fonti e cascatelle con discreta portata che fanno da fondale fotografico alle pose vanitose del biker polveroso ma contento. Poi, la cornice di Perda Liana, la vecchia sede ferroviaria per Osini quindi la Scala S.Giorgio per Serbissi con i suoi mangia e bevi fino a Niala dove abbiamo ampia conferma che la traccia è realizzata col computer.I tacchi del Montarbu accompagnano il pedalare che solleva cipria in quantità che modifica il colore della pelle madida di sudore. Seui è imminente e il single che immette nella statale conclusiva quasi non lo vediamo. Giù a palla. La logistica ci fa scoprire antiche realtà, abitazione con scale ripide aventi pendenza himalayana, solaio di legno cigolante permeabile a rumori e odori.
Comunque bello e ben accetto da tutti. La mattina seguente, dopo che il “responsabile dei panini” ha assolto il suo incarico, inizia la risalita della sterrata rimboschita. Nuvole di mosche assatanate volevano impadronirsi delle parti scoperte dei bikers volenterosi alla fatica, ma contrari a diventare cibo per insetti ronzanti. Solo il biker calcolatore, che prudentemente ha nascosto le setole con abbondante crema solare (Sic!) non è stato infastidito Si è pure vantato, il facocero.Lasciato il bosco alle spalle, ampi spazi si sono aperti davanti a noi e velocemente siamo arrivati al rio S.Girolamo.Guadato il fiume con la tentazione di tuffarci per la gradevolezza e freschezza dell’acqua, ma accantonato il pensiero riprende l’ascesa e l’immancabile mangia e bevi che termina in Perdasdefogu. Entra in ballo l’imprevisto, dobbiamo attraversare una zona sotto sequestro giudiziario. Non un metro: 10 chilometri! Si va, si accorgono del nostro transito ma non ci fermano. Dopo cinque chilometri incrociamo un fuoristrada militare condotto da un collega di corso di “Free ride”. Fermi tutti! Saluti e poi chiarimenti. Via radio danno via libera. Sembra fatta, ma non è così. Al decimo chilometro scattata l’ultima foto con garitta colorata, ecco riapparire il fuoristrada. Scende l’autista e dice: “Ragazzi brutte notizie, dovete tornare indietro. C’è stato un malinteso”. “E no, figliolo, tu non ci hai trovati perché siamo esattamente all’inizio dello sterrato: Ciao”. In men che non si dica arriviamo al cancello che ci mette al riparo da spiacevoli sorprese. E’ fatta. Più avanti a “Sa Mola” ci attende Experience che prima dell’incontro ha pure dato da mangiare alle capre: mele e pere. Ci guardiamo stupiti, forse crede di essere Heidi. Gruppo compatto, discende single frastagliato e vibrato fino al Flumendosa. Tratto finale asfaltato ci porta ad Armungia. La “Locanda del caramba” è un bella sorpresa. Per bocca della locandiera, Lina, scopriamo che “non ci vuole l’università per capire se una stanza è per due oppure tre persone: basta contare i letti”. Elementare Watson!. Lina ci confeziona un’apprezzata cena e per avviare la digestione è necessaria una camminata per le vie del paese che ricorda in ogni dove E.Lussu. Siamo all’ultimo start. Ambiente minerario e sentiero minatori ci portano a Villasalto. Deroga al ruolino di marcia, coca e panino per tutti. Non si può ascendere Mte Genis a stomaco vuoto. Neppure asciutti, perché sino allo scollinamento ci accompagnano fulmini, tuoni e pioggia. La discesa rimette tutto in ordine e arriviamo asciutti e contenti a Sinnai. Giusto caffè al bar e cambio camere d’aria forate. Un po’ di tortuosità attorno al Simbirizzi e arriviamo al Poetto. Ci attendono Big e Cat con fresche bevande con le quali brindiamo a Marina Piccola, gioiosi ed entusiasti per l’obiettivo raggiunto e il pensiero rivolto al prossimo cimento.
“C’è voluto del talento per livellare le asperità incontrate nei 400 chilometri di Transardinia

                                                                                                                      Rino Silvestro

Foto

 Daniele Rino Rino 2

 

 

 

 

 

 

     

 

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