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by Wlady Tore Thomas Antonio Rino Daniele

 

Stesso paese ma  un'altra avventura , attraverso la zona montagnosa dell’Alto Atlante il  Sarhro, toccando diverse località sconosciute ai più ( la Valle delle Rose ) Keela MGouna , Nkob, Tafetchna e per finire  l’arrivo alla grande duna di Tinfou. Questa volta la  compagnia è arricchita da alcuni nostri biker di Sardinia MTB: Thomas, Daniele e Rino, due coraggiose e tenaci ragazze sarde Alessandra e Elisabetta, non nuove a questo tipo di avventura , due altrettanti esperti ragazzi Stefano del Veneto  e Vittorio della Lombardia ( specialisti dei viaggi in India ), il simpatico Andrea il "re delle macchine da caffè" e Alberto cultore dell’abbronzatura , Luca il “Buteo” e infine alla sua prima esperienza di: aereo, tenda, guadi di torrenti in piena  e naturaids , Loretta alias Lorybike.

E’ una settimana intensa quella che ci prepariamo a vivere, i giorni prima del nostro arrivo a Marrakech, il maltempo spazza le piste sterrate facendole diventare delle trappole fangose, i torrenti ingrossati diventano insidiosi, la temperatura è più fresca rispetto alla media stagionale.

L’arrivo e lo sbarco all’aeroporto di Marrakech Menara  avviene  sotto un acquazzone  che mette a dura prova gli imballaggi di cartone delle nostre amate bike. La più malconcia risulta essere quella di Daniele che cerca di minimizzare la sua disperazione volgendo lo sguardo altrove.

Proseguiamo verso l’Hotel Grand Imilchil. La preparazione delle nostre guide marocchine, la fantasia nell’affrontare e risolvere i problemi non gli manca, ma i mezzi tecnici purtroppo si. Arriviamo all’hotel dopo avere attraversato la città in pieno traffico, scarichiamo le bici all’interno dei loro cartoni fradici, i  bagagli  e recuperiamo le chiavi delle camere.

La cena è quasi pronta, siamo a meno due ore dall’italia, sono circa le 20.30, la serata prosegue spedita, una bella doccia e giù alla hall per fare il nostro  incontro con i nostri compagni d’avventura la Compagnia Continentale: conosciamo Andrea, Vittorio, Stefano, Loretta e Luca, mentre Alberto lo avevamo già incontrato a Bergamo.

Siamo tutti presi dalla cena che ci fiondiamo affamati  alla sala ristorante, qui durante la cena si avvicina Luca che parla un italiano Veronese stretto, talvolta ermetico: si rivolge ad Alessandra e fa “dfasdfaòsfl asdfsdf  SQUADRA ?” , lei riflette un attimo e poi decodificando la parola SQUADRA risponde “Si loro sono della squadra di Sardinia Mountain Bike, io e l’altra ragazza facciamo parte di altre associazioni”. Fin qui tutto bene, ceniamo e alla fine consegniamo le magliette con le tabelle porta nome-numero che Maurizio ci aveva pregato d i trasportare assieme ai nostri bagagli.

Domenica 24 Ottobre: per fortuna il maltempo è passato e il cielo è terso, ricarichiamo le nostre scatole sui fuori strada, e ci incamminiamo verso Ouarzarzate, poi verso Skoura da dove prenderà il via la nostra avventura. In realtà per guadagnare tempo al tramonto arriviamo in macchina sino ad un altopiano poco più a nord di  Tasga per il pranzo e per il montaggio delle bike.  Il pranzo è il tipico pranzo berbero con verdure crude e/o  rosolate che accompagnano  Cous cous oppure  spiedini di carne ( pollo, montone, manzo ). C’è anche la macedonia o la frutta fresca. Non può mancare il the alla menta bevanda nazionale e sponsor unico dell’avventura. Finalmente si parte e Maurizio decide subito per la variante, attraverso il guado del torrente Oulad Amirha ingrossato dalle recenti piogge torrenziali. Subito un contrattempo il primo fuori strada, un Land Rover 110,  che affonda in mezzo metro di acqua e fango fatica non poco per liberarsi se non dopo l’aiuto della seconda auto a supporto. Noi  ci apprestiamo ad effettuare il guado seguendo i consigli di Maurizio: avanzando lentamente con lo sguardo rivolto a monte. L’acqua era piuttosto fredda ma l’emozione e l’ammirazione verso i paesaggi era tanta che non ha fatto minimamente sentire la differenza di temperatura. Superato il “primo” guado impegnativo abbiamo proseguito lungo il letto del fiume ora a destra ora a sinistra sino ad avere il nostro primo incontro con le popolazioni Troglodite: le loro case dei buchi scavati nelle pareti alte lungo il corso del fiume.  Si prosegue con il primo incidente, spacco il telaio della sella forse durante un saliscendi in mezzo al fiume, ma continuo facendo finta di nulla anche se la posizione di pedalata non è delle migliori… La vera sorpresa arriva da li a poco, circa dieci chilometri dopo la partenza inizia la via crucis: abbandonato il letto del fiume ci indirizziamo verso un pista di argilla fresca: non si va ne avanti ne indietro, il gruppo si spacca in due e i più esperti ( gran fondo del montello insegna ) arrivano quasi alla fine della pista. Arriva il buio, per fortuna avevo portato con me la torcetta ma non serve ad altro che a realizzare che non c’è via di scampo, i fuoristrada non riescono più a salire perché slittano in continuazione, Maurizio ci raggiunge e ci chiede di tornare indietro per bivaccare al riparo. Sembra uno scherzo ma è la dura realtà, scendiamo con grande fatica nel punto stabilito, con le ruote e i telai pieni di fango, il cambio completamente inchiodato, tutti i tentativi di sollevare le bici sono inutili è come se fossero incollate con il mastice al terreno, roba mai vista ! Arriviamo sfiniti e iniziamo le operazioni di pulizia dei mezzi, al freddo e al buio: Antonio accende un piccolo fuoco  per scaldare gli umori. Durante la pulizia  nella mia bici scopro che oltre alla sella ho anche il cambio andato: si è rotta o forse solo sganciata la molla che tiene il braccetto per la tensione della catena per cui servirà un intervento l’indomani mattina:  single speed oppure un bel pezzo di camera d’aria per rimettere in tensione il braccetto. La notte viene allestito il gazebo per la cena che verrà poi scelto anche per dormire da tutto il gruppo. Partono le prime effusioni sonore, è un concerto che al Teatro alla
Scala se lo sognano, inoltre Antonio e Rino che hanno sempre con loro gli attrezzi del mestiere, approfittano dell’occasione per le rifiniture dei  vari comò e comodini…lavori di alta falegnameria… La mattina seguente, il 25 Ottobre, dobbiamo aspettare che il sole riscaldi e secchi buona parte del fango sulla pista, io risolvo in qualche modo i guai meccanici grazie all’aiuto di Maurizio e Antonio, e anche grazie alla inaspettata sella di ricambio di Lory posso ripartire con il gruppo. Scolliniamo e giungiamo in un altopiano vasto che ci conduce presso Ait Toumort. Nell’altopiano si verifica la rottura della camera che sosteneva il cambio: dopo qualche attimo di panico, si avvicina la macchina che funge da scopa e la nostra fida Guida Marocchen realizza un’ulteriore braccetto pneumatico che mi permetterà di arrivare sino alla fine del viaggio: con il mio “salvatore” ci guardiamo negli occhi ed esclamiamo “Inch’Allah” se dio vuole arriverò a destinazione… Daniele mi ha accompagnato in questa fase del viaggio ed è stata una rincorsa in solitaria al gruppo: là davanti sapevano che in ogni modo ci saremmo arrangiati anche in considerazione del fatto che i nostri custodi ci seguivano a qualche centinaio di metri pronti a correggere eventuali nostre indecisioni sul percorso. Raggiungiamo il resto del gruppo a Alemdoun giusto in tempo per il pranzo. Nel pomeriggio riprendiamo il cammino per la variante che ci porterà a Bou Tharar: è un continuo saliscendi all’interno di una gola che nasconde un villaggio arroccato sulle montagne, abbastanza isolato dal resto del mondo marocchino, un isola nelle sconfinate lande desertiche.  Arriviamo a Bou Tharar presso un Gite de Tape, gli alberghetti studiati per noi avventurieri della MTB, per la meritata doccia. Quà qualche nostro amico si è dilungato lasciando solamente acqua fredda: ma una doccia è sempre una doccia ancora di più nel deserto marocchino.

Giorno 26 Ottobre, ci aspettano 54 km con partenza da Bou Tharar passando per Keela Mgouna la cosiddetta Valle delle Rose, dove ci attardiamo per un the o una coca cola nel bar del centro;  arriviamo al secondo accampamento ai piedi del Monte Sarhro, altra doccia calda e incontro con una famiglia Berbera  che alleva dromedari e capre. La notte scorre tranquilla, ma ad un certo punto un frastuono risveglia la comitiva: una mandria di capre e pecore aveva attraversato l’accampamento, e Mohamed per divertirsi aveva spinto una pecora dentro il tendone dove dormivano Thomas, Alberto, Andrea, Lory, Daniele.

Il 27 Ottobre si riparte di buon mattino per  l’attraversamento del Sarhro un massicio scuro di origine vulcanica: in quindici chilometri si passa da quota 1600 sino a 1871 m. Qui faccio l’incontro con un anziano che chiede medicinali per i suoi occhi resi opachi dalla cataratta: avevo con me delle fialette di collirio che un po’ emozionato,  gli instillo, lui contentissimo si lascia poi fotografare. Più avanti una gola  ci apre un sentiero con continui saliscendi, attraverso pareti a dirupo sulle oasi sottostanti, guadi su torrenti che ci permettono di rimuovere il fango dei giorni scorsi, ci condurrà  sino a Nkob per la sosta in un alberghetto. Il percorso di circa 60 km per lo più pianeggianti è stato caratterizzato da un salitone finale che ha selezionato il gruppo in più tronconi. La sera visita al villaggio e primi mercanteggi con le popolazioni locali e poi dopo cena una grande festa ed esibizione in balli tribali dell’intero gruppo di maschietti marocchen e italiani, una sorta di scapoli contro ammogliati, i giovani marocchen puntano subito le “nostre” Gazzelle…ma pare senza riscuotere nessun successo. Siamo alla mattina del 28 Ottobre per la tappa Nkob – Tafetchna  59,13 km,  due bimbi in bicicletta ci affiancano già subito dopo la partenza e percorrono con noi qualche chilometro, prima di svoltare verso la scuola. Scendendo da Nkob troviamo il villaggio di Mellal, Tamshaelt, aggiriamo una montagna e proseguiamo lungo un altipiano esteso dove abbondano le carcasse degli animali: qui mi scappano le prime lacrime di gioia, pedalo e piango, sono felice, preso da questi spazi immensi da questa sensazione di libertà e leggerezza. La tappa fa una sosta per fare alcune foto ad uno scorpione nero cacciato dalle nostre guide, Thomas trova qui anche il tempo per tentare la monta alla capra incurante del pastore berbero che è li davanti: scene da africa nera e selvaggia. La fine della tappa ci riserva una sorpresa, l’arrivo ad una oasi di palme da dattero oramai sempre più frequenti dopo avere superato le montagne dell’Atlas: non siamo giunti nella Valle del Fiume Draa ma poco più a nord e davanti al villaggio di Tafetchna. L’immancabile bella doccia calda e una cenetta ristoratrice per prepararci alla tappa finale la più lunga. Durante la notte Thomas si esibisce in scherzi da caserma,  Mohamed  svegliato di soprassalto ci chiede di lasciare fare a lui, con una mossa fulminea, entra nel tendone, tira giù il palo centrale di sostegno, lo estrae e successivamente con il nostro aiuto butta giù anche il resto dei picchetti laterali. Risultato il gruppo si ritrova sepolto nella tendona sgonfia, Alberto scivola via da una parete laterale, Lory rimane intrappolata dentro. La risata generale riporta la calma all’interno dell’oasi.

Il giorno 29 Ottobre si parte per  la conquista della Grande Duna di Tinfou , scegliendo un nuovo percorso e non passando per Zagorà. La mattina  attraversiamo immense distese ora sabbiose ora rocciose, il tratto che ci porta al tendone per il pranzo è posto sotto una montagna a nord di Zagorà, per arrivarci si scatena una vera bagarre tra me,  Tore, Rino, Antonio e Maurizio,  sembra di essere ad una tappa della Parigi Dakar, quattro cinque atleti ognuno con la sua traiettoria e con la sua rotta, bellissimo. Il pomeriggio gli ultimi chilometri dapprima lenti poi sempre più veloci in quanto sapevamo di avere poche ore rispetto al tramonto portano il gruppo a dividersi in due tronconi: il gruppo dei Sardinia Bikers davanti e il resto del gruppo dietro protetti da Maurizio. Chiediamo lumi a Mohamed sulla distanza mancante alla Grande Duna: “Se passate diretti qui mancano 6 km mentre se volete arrivare al campo con le tende posto più indietro sono circa 10”. Questi 6 km sono stati infiniti, con il calare della luce, non si trovavano più le piste e ogni tanto ci si insabbiava per cui era necessario scendere e spingere le bici. Prima che il sole tramontasse del tutto ci siamo fermati per fare degli scatti e immortalare il deserto e la nostra grinta, la meta è stata poi raggiunta alle 18,29: delle urla liberatorie e disumane hanno accompagnato l’evento spaventando due ”cammellieri” posti a ridosso della Grande Duna.  Grandi scene di entusiasmo, foto e  dopo qualche minuto il raggiungimento del resto del gruppo per gli abbracci e baci di rito: avevamo raggiunto la meta dopo 342 km e 3000 m di dislivello.

Anche questa avventura è andata e cosa ci riserverà il futuro non lo sappiamo, ma penso che il Virus del Naturaider abbia mietuto altre vittime: un ringraziamento particolare lo vorrei dedicare ad una persona che con il suo sorriso, sempre presente in ogni situazione, ha contribuito a tenere alto lo spirito del gruppo…

Non posso non ricordare quel “pensionato” di Rino che aveva l’entusiasmo di un ragazzino e che è stato subito identificato come il “Capo Clan dei Sardi” con le sue battute esilaranti.

Insomma ognuno di noi ha fatto la sua parte dando il suo contributo alla riuscita di questa avventura,  vi ringrazio tutti e… spero di rivedervi alla prossima, Salam Alecoum !

 

Naturaider Wladimiro o meglio “Vladimir” come spesso mi chiama Maurizio.

 

 

 

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