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Finalmente si parte…Dopo giorni di estenuanti rinvii a causa del maltempo, il Ciclone Lucy ci ha perseguitato a lungo, prendiamo il treno per Olbia. Si parte da casa in MTB con tanto di bagagli al seguito, tanta buona volontà e curiosità di scoprire questo tracciato che ci porterà dalla costa orientale a Nord-Est (Olbia), a quella occidentale (golfo di Oristano) e poi di nuovo a quella orientale a Sud-Est (Pula). Mastro Marino aveva pianificato tutto alla perfezione, degno del miglior Tour Operator: a dire il vero il B&B di Olbia a un “giro di pedali” dalla stazione, l’avevo rimediato io tramite google earth durante le planate di ricognizione sulle tracce abilmente disegnate dal Mastro Marino, ribattezzato poi da Fabrizio Project Manager della spedizione. Arrivati ad Olbia una capatina “all’ultimo minuto” dal negoziante Cicli Fancello per la sostituzione della corona media “34” di Fabrizio che faceva le bizze, gentilissimo ha fatto gli straordinari per noi. Preso possesso del B&B il “Gennargentu22”, scaricate le amatissime MTB, ci dirigiamo subito per una pizza ristoratrice dopo il lungo trasferimento in treno. Sabato 21 Aprile. 1a Tappa
Partiamo alla volta di Monte
Pino, massiccio granitico, poco fuori la città di Olbia, la prima
impegnativa salita, giusto per capire che cosa ci aspettava. Si
prosegue attraverso mulattiere, sterrate, perfino una vecchia
ferrovia in un tracciato spettacolare, sino alle porte di Tempio
Pausania dove ci attende un acquazzone che ci costringerà ad una
sosta forzata presso un distributore per strizzare le salopette e
mangiare un boccone. Facciamo a tempo a dedicare 10 minuti alle
nostre bikes le cui trasmissioni hanno dato brutti segnali con
scricchiolii sinistri a causa dell’acqua presa e del sabbione
granitico che vi si era incollato sopra. Dopo circa un’oretta la
pioggia lascia spazio ad un timido sole che ci permette di
riprendere il cammino verso la cima coppi della giornata, il Monte
Limbara e i suoi 1.200 m, da superare se vogliamo arrivare a
Berchidda. Attraversata la bella cittadina di Tempio, ci rilassiamo
nel tratto di asfalto in discesa che conduce alla fonte di Rinagius
che ci permette anche di asciugarci. Qui finisce il relax. La salita
è lunga e impegnativa, meno male che alcuni tratti permettono di
salire anche con il mitico 34, quello posteriore ( il mio
preferito): è incredibile l’aderenza delle nostre bici, si sale
piano ma si sale, una 20ina di kg a testa sul portapacchi aumentano
l’aderenza ma anche il rischio di capottare assieme alla bici.
Arriviamo piano piano sempre più su, sino alla località di
Valliciola, dove degli splendidi esemplari di sequoie mi riportano
alla mente paesaggi molto lontani ( e non ancora visitati ). Sembra
di sognare, ma il sogno è presto interrotto da una simpatica signora
ultrasessa Domenica 22 Aprile. 2a Tappa
Riposati e rifocillati a
dovere ( magnifica la Zuppa Berchiddese della sera prima) si riparte
in direzione Pattada per proseguire successivamente verso Foresta
Burgos. E’ la tappa più impegnativa dal punto di vista altimetrico.
La caratteristica principale di questa tappa è il superamento della
soglia dei 1.100 metri in diversi tratti denominati da Fabrizio
“Dentini”. Il primo scoglio è il Monte Lerno, splendida area
forestale tra i graniti che sconfina in territorio di Buddusò, da
cui si scende in direzione Pattada per poi risalire in territorio di
Bono dove il Monte Rasu è l’asperità dominante. Incontriamo tre
splendidi esemplari di muflone, Antonio ci stava per sbattere
contro, e poco dopo una tartaruga che ci taglia la strada, con lei
riusciamo a fare qualche scatto. Ci fermiamo a Pattada a rifornirci
di viveri presso il gentilissimo Tommaso dell’ Hotel Ristorante
Liberty: sformati di ogni genere per nostro vegetariano, salsiccia
secca e pecorini conditi ad arte con vari sapori, frutta. Purtroppo
non possiamo trattenerci, sono quasi le 19.00 e abbiamo ancora tanta
strada da fare. La sera scende lenta e arriviamo a circa 20 km
dalla fine tappa, la Foresta di Burgos all’imbrunire. Accese le luci
proseguiamo in un continuo ed estenuante saliscendi in mezzo alla
foresta, si alza il solito nebbione, questa volta veramente fitto,
si va avanti solo con il gps. Comunque non ci impedisce di giungere
a destinazione se non dopo un tentativo di volo da parte mia: avevo
scelto come pista di decollo un avvallamento longitudina Arrivati a Foresta Burgos, sono le 22.30, sguainate le nostre tendine super tecnologiche da un posto, iniziamo a infilare i picchetti che si piegano inesorabilmente alla seconda martellata: il terreno su cui avevamo scelto di pernottare era costituito da ghiaia compattata che non si faceva trafiggere di certo dai nostri picchetti in duralluminio ultraleggeri ma deboli. Anche questa volta Fabrizio aveva del materiale “standard” (picchetti in acciaio) che ci hanno permesso di tirare alla meglio su le tende e bivaccare al calduccio. Percorsi 89 km, dislivello accumulato 2.850 m. Lunedì 23 Aprile. 3a Tappa
Siamo al terzo giorno di
“avventura” ci aspetta il tappone da 150 km. Da Foresta Burgos
continuiamo a percorrere il Goceano sempre in quota sino a Badde
Salighes, deserta ma sempre affascinante con il suo viale e la bella
ed enigmatica Villa Percy che racconta un pezzo della storia delle
ferrovie in Sardegna. Da qui, dopo qualche decina di km, iniziamo a
scendere ed arriviamo a Bortigali dove facciamo la sosta pranzo e
rifornimento cambusa. Ogni stop ci consente (linea permettendo) di
mandare qualche foto fatta con il cellulare su Facebook, ci siamo
resi conto che diversi amici ci stanno seguendo, la cosa un po’ ci
inorgoglisce ma nel contempo ci sentiamo quasi obbligati a
raggiungere gli obbiettivi dichiarati, infatti spesso ci diciamo:
“ormai dobbiamo portarla a termine, che figura ci facciamo
altrimenti?”. Ripartiti attraversiamo prima Birori poi Macomer.
Senza soste passiamo per la località Sant’Antonio sino a San
Leonardo di Siete Fuentes. Qui, visto l’abbondanza di acqua,
rabbocchiamo borracce e camel ed iniziamo la salita che ci porterà
sino a Badde Urbana. Un po’ di relax sulle vette, tra Mte Urtigu ed
Elighes Uttiosos poi la lunghissima discesa sulla “bia ‘e Iosso”
sino a Santa Caterina di Pittinuri. Purtroppo i tempi di
percorrenza all’interno della pineta di Is Arenas si sono allungati
a tal punto che siamo arrivati allo stagno di Cabras al tramonto
inoltrato, praticamente al buio. Martedì 24 Aprile. 4a Tappa
Siamo oramai al giro di boa,
dopo avere percorso circa 320 km ci aspettano le ultime tre tappe:
da Cabras a Montevecchio, da Montevecchio a Domusnovas e da
Domusnovas a Pula. Le temperature iniziano a salire, e il soprasella
inizia a dare le prime avvisaglie. Dopo la abbondante colazione
presso il B&B Sa Cottilla, il caffè al BlogBar, salutiamo gli amici
e riprendiamo il cammino verso Villaurbana, un tratto di sterrate
pianeggianti in mezzo campi verdeggianti e prati fioriti. Prima di
Villaurbana un incontro con una pattuglia dei Carabinieri, curiosi
per le nostre bici stracariche, ci fa fare una breve pausa. La salita verso Mte Arci è
lunga e impegnativa a tratti ci costringe a spingere a piedi, io ho
problemi con il cambio posteriore che non mi permette di inserire il
34…Infatti su una delle tante rampe, cerco di resistere ma vado in
stallo e la bici mi si rivolta contro facendomi rischiare un salto
mortale carpiato all’indietro: risultato una botta al polpaccio
destro. Antonio e Fabrizio salgono regolarmente con il loro
rapportino agile. Finalmente scolliniamo a
quota 600 m e ci fermiamo per una sana pausa di ristoro presso la
sorgente Abueu in agro di Pau. Si procede poi in discesa verso
Morgongiori e le campagne circostanti. La ciliegina finale un lungo
e tortuoso, stretto tornante in discesa che, purtroppo, si
apprestano ad asfaltare. Arriviamo ai piedi del Mte Arci presso
Tanca Tamis, adesso ci aspetta di “guadare” la piana del Campidano
in direzione Pabillonis. Lunghe e rettilinee sterrate che
costeggiano campi di grano, vigne, prati per arrivare a lambire i
mostri di Pabillonis: gli aerogeneratori di nuova generazione, tanto
enormi quanto silenziosi e tenebrosi, soprattutto al tramonto.
Percorriamo i nostri ultimi chilometri in salita all’imbrunire verso
Montevecchio:
Mercoledì 25 Aprile. 5a Tappa
Ci svegliamo con tutta calma
(così come è stato i giorni precedenti), abbondante colazione (anche
questa fornitaci da Nino), sistemati i bagagli, lavata e oliata la
bici e si parte per la penultima tappa. La bellissima facile
sterrata ci conduce da Montevecchio verso il sito minerario di
Ingurtosu, bellissimo villaggio minerario ben ristrutturato e
conservato, forse il miglior esempio di arte mineraria in Sardegna.
Proseguendo verso la località di Scivu, con le sue maestose dune, e
di Portixeddu sino ad arrivare per la pausa pranzo a Buggerru.
Stiamo percorrendo di nuovo un tratto, tra i più belli, della costa
occidentale dell’isola, una zona caratterizzata dalla presenza di
importanti testimonianze dell’attività mineraria dell’isola.
Miniere, villaggi minerari, scavi, porti nati per trasportare via
mare i minerali, tutto girava attorto all’attività estrattiva che
rappresentava la più importante risorsa economica di quest’area. A Bugerru ci sfamiamo con
delle squisite pizzette al taglio che Fabrizio abilmente recupera in
un locale a lui conosciuto durante le sue scorribande, il sole
scalda nonostante la giornata di maestrale, siamo felici.
Terminiamo il pranzetto con un caffè e riprendiamo il salitone
cementato che da Buggerru ci riporterà verso Grugua per uscire a
Sant’Angelo, dove riprendiamo per alcuni chilometri l’asfalto verso
il Tempio di Antas. Foto ricordo e si risale verso Baueddu e poi al
villaggio di Arenas dove abbiamo ammirato i restauri delle vecchie
case minerarie. Da qui inizia l’ltima discesa della tappa che ci
porta a Sa Duchessa, tralasciando la salita verso Perda Niedda
prevista
Giovedì 26 Aprile. 6a Tappa Ultima giornata di sofferenza per le nostre povere chiappette. Rino si presenta in tenuta da Biker puntuale come un rolex, ci coccola e ci fotografa. Usciamo subito da Villamassargia e passiamo per s’Ortu Mannu, un vecchio oliveto comunale dove troneggia “Sa Reina” (la Regina) un millenario maestoso olivo che merita di fermarsi per una foto con noi piccoli bikers ai suoi piedi. Passiamo al villaggio minerario di Orbai, brulicante di operai al lavoro, poi arriviamo al villaggio di Rosas e qui una meritata pausa al bar dove abbiamo anche l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con il sindaco del comune di Narcao (al quale appartiene Rosas) con cui ci siamo complimentati per avere ridato lustro a questa magnifica struttura mineraria, un vero gioiello incastonato nel basso Sulcis. Qui salutato Rino che deve rientrare ad Iglesias e proseguiamo verso Santadi e quindi Pantaleo. Altra pausa “di riflessione” prima di affrontare la massacrante salita verso Punta Sebera. Molti di noi la conoscono e sanno quanto è impegnativa in condizioni normali, figurati con ulteriori 20 kg di bagagli e 550 chilometri nelle gambe! Il caldo è insopportabile e l’aria bollente: ci prepariamo, la sosta è finita. Si parte.
Pian piano, in tutti i
sensi, arriviamo in due ore alla sommità, Antonio trova anche il
tempo di giocare con una biscia che si è fatta trovare per errore
lungo il percorso. Lungo la discesa verso Is Molas avvistiamo due
splendidi esemplari di cervo che facevano merenda lungo il percorso. Percorsi in totale 582 km, dislivello accumulato 13.850 m in 6 giorni. Alcune riflessioni di Fabrizio Ma c’è una cosa che vorrei dire, vorrei aggiungere i ringraziamenti ai miei due compagni di viaggio. Sono stati i compagni di viaggio ideali. Questi sei giorni sono stati sei giorni all’insegna dell’allegria e della spensieratezza, abbiamo sofferto nelle salite (io tanto..) abbiamo sofferto, la pioggia e il caldo, ma non c’è stato in questi sei giorni un solo momento, in cui non eravamo una squadra, ogni decisione, ogni scelta è stata presa e condivisa da tutti sempre con una battuta finale, e col sorriso sulle labbra. Quindi, GRAZIE RAGAZZI !!! Grazie Antonio, Il project Manager, della spedizione. Ottima forma e indiscussa conoscenza dei sentieri. Grazie Wladi, lo stratega, sempre in traccia, e sempre pronto a filmare e documentare tutto (anche se voleva le mie cadute nei guadi……) . Con il suo Garmin (in molte occasioni superiore all’ottimo TWO NAV). A questo punto direi che squadra vincente non si cambia, ci resta sempre da Nord a sud lungo la costa EST…… io l’ho buttata……….. Wladimiro, Fabrizio e Antonio Raccolta Foto: Wladimiro - Antonio -Fabrizio
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