MY LAND 2017

  • Il racconto di Paolo (Sa Squadra)

    Anche quest’anno ho partecipato alla meravigliosa iniziativa chiamata MyLand. Terza edizione, ogni anno sempre più appassionati, sempre più entusiasmo e organizzazione sempre più attenta e precisa.

    Ricordo Stefano Olla, uno dei pionieri, che nel 2015 partecipò alla 100 km, definendolo un vero e proprio film di guerra. Da allora tante cose sono cambiate, ad esempio la scelta del periodo, a favore del mese di aprile, più mite e adatto al genere di avventura. L’incremento delle ore limite per completare i percorsi, che oggi danno la possibilità a tante più persone di poter provare la sfida. Ciò che è rimasto lo stesso, sicuramente la bellezza dei territori percorsi, ma anche la durezza e tecnicità di alcuni tratti, sia in salita che in discesa. Lo scorso anno, Monica mi chiese se volessi partecipare alla 120 km.

    Lì per lì non fui completamente convinto dall’idea, ma ancora non sapevo quanto mi avrebbe affascinato in seguito. Si iscrissero anche Umberto e Marco, grandi amici, oltreché compagni di Sardinia Mountain Bike, quindi iniziammo con gli allenamenti ai giri lunghi: sempre più ore in sella, sempre più chilometri e sempre maggiori dislivelli. In tutto ciò, l’attenzione del nostro stimato maestro di avventure in mountain bike, Antonio Marino. Facemmo la nostra prestazione e fu una bellissima esperienza, sempre nello spirito della pedalata tra amici, ammirando il territorio, scherzando e divertendoci come fosse un’escursione di lunga durata. Finita la mia prima MyLand, già non avevo dubbi, ripetermi in una sfida ancora più difficile l’anno successivo.

    Dalla scorsa edizione MyLand è passato un anno, durante il quale ci sono stati tanti eventi allenanti, come la Corsica Adventure e il Marin Raid 3, non a caso, ideati e guidati da Antonio. In mezzo, tanti giri lunghi di allenamento e prove di resistenza. Da subito si è formata la piccola squadra di quattro, ovvero Monica, Daniele Marras, Roberto Fanni ed io. Abbiamo imparato tanto ed in fretta, soprattutto per quel che riguarda il viaggiare in bicicletta in modalità “bike packing”, ovvero attrezzare la bici di supporti e apposite sacche impermeabili dove mettere lo stretto necessario per viaggiare alcuni giorni in autosufficienza. Grazie a queste esperienze, abbiamo potuto realizzare l’idea, divenuta quindi realtà, di concludere l’avventura della 400 km al MyLand, nei limiti previsti.

    E siamo così ad oggi, il giorno dopo aver concluso la MyLand 2017, dopo aver percorso oltre 400 km, anzi 406 per la precisione, perché, ad un certo punto, ogni metro diventa importante. Stanco, stanchissimo, ma felice e super appagato. Con i miei amici e compagni di avventura c’è stato un ottimo affiatamento, anche quando eravamo stanchi, assonnati, doloranti, infreddoliti ed inevitabilmente tesi, abbiamo trovato il modo di darci manforte a vicenda, stringere i denti (o batterli dal freddo) e andare avanti. Abbiamo affrontato percorsi durissimi, spesso dovendo spingere la bici per chilometri, a causa della pendenza e del fondo sconnesso. Abbiamo pedalato la notte, la prima ad esempio, quando siamo arrivati al Check Point alle 5 del mattino, dopo aver affrontato una durissima salita di 18 km. Dopo aver dormito per appena tre ore, di nuovo in sella per tutto il giorno.

    Giornata successiva, che ancora una volta si è conclusa con una salita infinita di quasi 20 km, ancora una volta al buio. Ma anche il giorno si faticava, perché il sole e il caldo erano forti e toglievano le energie, inoltre la stanchezza e la mancanza di riposo si facevano sentire. In mezzo alla fatica e al sudore di questi intensi tre giorni in bici, i bellissimi panorami, le chiacchiere con gli amici di pedalata, gli incontri con la natura e gli animali allo stato brado, passare in mezzo ai borghi desolati, spesso nel silenzio della notte. Altro ricordo, memorabile, forse il più bello ed intenso, quando, stanchissimi e a fine giornata, con Monica e Roberto che quasi si addormentavano pedalando, abbiam visto nel GPS il waypoint “Rifugio con caminetto”. Monica mi ha chiesto di fermarsi per pochi minuti, ma io, “gran pedalatore notturno”, volendo continuare, ho risposto che sarebbe stato meglio proseguire per gli ultimi chilometri, verso il Check Point successivo. Così sono andato avanti a tutti per verificare il rifugio e, arrivato lì, aperta la porta della casetta, lo spettacolo: ampia sala con caminetto, tavoli, sedie, cartoni sui quali sdraiarsi. Non ho avuto dubbi, dovevamo restare a dormire. Arrivato il resto della squadra, c’è stata una compattezza nel decidere di fermarsi a riposare.

    Così abbiamo acceso il fuoco, ci siamo preparati i giacigli per dormire e dopo aver mangiato qualcosa, siamo crollati in un sonno profondo. Una cosa così semplice, ma con un valore così alto. Il posto giusto, nel momento giusto. Il conforto di cui avevamo bisogno, il riposo e la carica che ci servivano per affrontare l’indomani. Il resto è stato un piacere sensoriale, con la vista e l’olfatto premiati dai colori e dai profumi della primavera. Ricordo il sole, visto nascere la mattina, quando desideravamo scaldarci dalla fredda notte, poi cocente durante le ore centrali del giorno, quando invece cercavamo anche un piccolo lembo d’ombra, durante le dure salite. Infine, al tramonto, quando ci salutava, regalandoci spettacolari panorami tinti di color arancio. Ricordo anche il buio della sera e della notte, rotto solo dai nostri fasci di luce artificiale, buio durante il quale si poteva osservare un fantastico cielo stellato e privo di luna. Ricordo ancora gli animali, che durante la notte ci guardavano e ascoltavano furtivamente, le lepri che scappavano spaventate inseguendo il raggio dei faretti a led. Ricordo il profumo intenso, quello della macchia mediterranea, come quando abbiamo attraversato la cresta del monte S’Iscova, ma anche le profumatissime ginestre selvatiche, presenti quasi ovunque, lungo in percorso. Tutti quanti questi ricordi, queste sensazioni, queste emozioni, sono stati il mio viaggio, il mio MyLand.

    Ringrazio in primis i miei amici di viaggio, per avermi accompagnato in questa bellissima esperienza e per avermi sopportato anche nei momenti di debolezza e di stanchezza. Ringrazio quindi Monica, che è stata fantastica, una donna dal coraggio e dalla forza da far invidia a tanti uomini; sempre con la battuta pronta, ma seria e generosa al momento giusto. Roberto, che con le sue chiacchiere continue e le sue battute, alleggeriva anche le salite più dure e i momenti di stanchezza; persona dall’animo buono e generosa. Ringrazio Daniele, dal carattere deciso, affidabile, corretto, sempre gentile e disponibile e con una determinazione formidabile, visto che ha dovuto affrontare gli ultimi 100 km con un fortissimo dolore alla caviglia.

    Ringrazio Antonio Marino, il nostro faro, il nostro riferimento, la persona alla quale ispirarsi per questo genere di avventure. Dal carattere forte, umile, disponibile. Un maestro. Ringrazio Stefano Olla e Carlo Dessì, che ci hanno salutato il giorno dell’arrivo a Villa Verde, quando le energie erano finite, ma il morale era al massimo. Ringrazio Sardinia Mountain Bike, che è la culla dove sono nato e cresciuto dal punto di vista della mountain bike. Portare la maglia al traguardo di questa avventura è stato un gran motivo d’orgoglio.

    Ringrazio Amos e tutti i suoi preziosi collaboratori, tra i quali l’ideatore dei tracciati, Giorgio Spiga. Ma anche le instancabili e simpaticissime Rita e Francesca. Ringrazio tutti quanti hanno collaborato alla riuscita della manifestazione, quest’anno gestita alla perfezione, come ad esempio tutti i volontari dei Check Point. Ragazzi entusiasti, gentili e disponibilissimi. Ringrazio inoltre tutti gli amici che ci hanno dato supporto, incitandoci prima e durante il viaggio. “Perché non importa quanto impiegherai, vivi il tuo viaggio più intensamente che puoi e goditi ogni singolo istante!” Appuntamento alla prossima sfida!

    Paolo

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