MINING TRAIL 2018

  • Le impressioni di Antonio Marino

    Mining Trail 2018 Mining Trail Sardegna 2018, conoscendo il territorio e dopo aver visto la traccia del percorso, sapevo che sarebbero stati 320 km di sofferenza, anche per il mio stato fisico non al top il questo periodo, ma invece sono stati molto peggio con la tanta acqua che abbiamo trovato sul percorso, la pioggia e il freddo sofferto. L’acqua è stata l’elemento predominante in questo Trail. Mai visto tante megapozzanghere da dover guadare come laghi, strade e sentieri inondati, tanti attraversamenti di corsi d’acqua, ne ho contato più di venti…, con l’acqua alle ginocchia e a volte con la corrente che rischiava di farti perdere l’equilibrio, e poi la pioggia che ininterrotta per tante ore ti si infilava dappertutto. E tu dovevi pedalare per combattere il freddo, a volte odiavo le discese troppo lunghe perché ti raffreddavi troppo…

    E poi c’è stata la nebbia… Nella notte di sabato, pioveva senza interruzione, stavo facendo l’ultima vera salita dopo l’ultimo CP di Tinny. Già nel passaggio sulle rocce di Anzeddu, con la nebbia, non riuscivo a trovare il passaggio, ho perso del tempo prezioso che ha fatto arrivare il buio e il mio corpo si è raffreddato… Il seguito è stata una sofferenza unica: le luci della torcia riflettevano sulle nebbia, non vedevo nulla… l’ho messa al minimo di luminosità e puntata in basso, era l’unico modo ma la visuale non superava i 10m, la velocità era minima, spesso dovevo procedere a piedi per non rischiare di uscire fuori strada.

    Arrivato in cima presso Cuccurdoni Mannu, iniziava la discesa per Mazzanni. La pioggia non è cessata un attimo, io completamente bagnato e con il freddo che si sentiva nelle ossa (c’erano 3-4°). Ormai camminavo, veloce per fare movimento, ma rigorosamente a piedi. Dovevo cercare un riparo, guardavo a destra e sinistra ma la nebbia non riusciva a farmi vedere. Navigavo praticamente solo col GPS. A un certo punto leggo su un wp “tettoia”, non è lontana. Il passo si fa più veloce, vedo delle luci. C’è! Una tettoia con camino, un tavolo e dei sedili in pietra, chiusa su 3 lati. Non mi sembra vero! Mi butto dentro, mi spoglio, mi asciugo e mi metto il secondo cambio asciutto, accendo anche il fuoco ma la legna è troppo poca. Ho ancora troppo freddo, devo recuperare temperatura. Tiro fuori il sacco a pelo, stendo il materassino senza gonfiarlo sopra il tavolo e mi butto dentro. Mando un messaggio a Stefano per avvisare del mio stato. Piano piano mi riprendo, la temperatura sale, nonostante la stanchezza e nonostante la seconda notte senza dormire non prendo sonno. La pioggia continua a scendere.

    Dopo qualche ora, verso le 3.00 decido di ripartire, inutile restare lì. Rimetto a posto le cose, mangio l’ultima spianata, mi infilo i pantaloni e la giacca impermeabile ancora bagnati e via sotto la pioggia. La nebbia non c’è più e almeno posso avere un passo veloce. Gli ultimi 50-60 km, sono volati, alle 6.30 ha smesso di piovere, alle 8.40 (9.40) col cambio d’ora, arrivo a Poggio dei Pini, trovo Stefano con il sorriso, seguiva le mie mosse dallo Spot e mi attendeva. Anch’io adesso sorrido. Mi chiede “cosa ti è sembrato?” – senza pensarci troppo, gli rispondo: “era già un percorso duro è difficile, questome lo aspettavo, ma con tutta quest’acqua è diventato Estremo!” Ci vediamo il prossimo anno, non modificate il percorso, al limite, eliminate solo un po’ di acqua!

    Poche foto stavolta, avevo tutto imballato antipioggia!

    Antonio

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