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Inauguriamo le
sezione itinerari ARDUI con un percorso veramente duro, 2160 metri di
dislivello in 76, 5 km. Da Sinnai a monte Genis e ritorno passando per il
monte Serpeddì non è percorso per tutti; infatti pochi soci, alcuni
talvolta in solitaria si cimentano in questo giro.

Biker in
escursione nei pressi di cuile S'Angassua
Si parte dal parcheggio del
Cimitero di Sinnai per dirigerci verso la pineta abbandoniamo l’asfalto
al km 2,5 (seconda sbarra a sinistra) all’altezza della caserma forestale Sa
Pira. Si sale ancora in loc. Tixeddu dove svoltiamo a dx per poi subito
scendere sino al riu Paiolu (km 3,7). Si risale sulla sterrata che
fiancheggia il rio e ancora i duri tornanti di Cuc.ru Cu.li Cuaddus sino
allo scollinamento a quota 500 di Sa Gruxitta (km 8,5). Dopo breve discesa,
si arriva alla sterrata per Punta Serpeddì presso la località di Cirronis.
Si sale, con pendenze accettabili, interrotto da brevi discese e qualche
tratto in piano sino allo scollinamento a quota 924 di M.te Tronu (km 18,3).
Da qui giriamo a dx in leggera discesa entro la pineta di Genn’è Funtana,
dove si spera di trovare acqua nella sorgente omonima e ripristinare le
scorte idriche. All’incrocio successivo giriamo a sx e dopo circa 1 km
ancora a dx. Si percorre adesso verso nord l’altopiano che si mantiene tra
quota 800 e quota 890, da dove si aprono panorami mozzafiato. Si sviluppa
con sali-scendi e qualche breve rampetta (oltre il 25%!), verso Br.cu
Antonettu (senza raggiungerlo) e girando a dx al km 25,8 per Br.cu Senzu
(quota 896) e Br.cu Berritta (quota 791). Qui ci troviamo ai piedi del
maestoso complesso del M.te Genis con le sue caratteristiche guglie
granitiche rossastre interrotte dalle verdi macchie di bosco. Si inizia
decisamente a scendere, percorrendo la sterrata sul lato ovest in loc.
Berritta che dopo circa 3 km diventa asfaltata. Si scende sino a quota 553
per poi risalire, sempre su asfalto, per altri 2,5 km (in tot 4 km di strada
asfaltata). A quota 600 ci troviamo esattamente sul lato nord di M.te Genis
(km 33,4) e dobbiamo nettamente svoltare a dx su sterrata verso il C.le Sa
Tuppa e la Miniera di Fluorite dove sono presenti alcuni fatiscenti
caseggiati e l’ingresso di una galleria.
Proseguiamo oltre per girare dopo 200 m dalla miniera a dx per entrare
(previo salto del cancello) nel rimboschimento della forestale. Si prosegue
entro il bosco su una strada attraversata da diversi torrentelli che solcano
il granito. Dopo poco oltre 2 km, incrociamo la strada che sale alla cima
(quota 979) qui al km 36,5 troviamo un’ottima sorgente (M.za Nannai) per il
rifornimento d’acqua. Da qui si prosegue scendendo a sx sino a lasciare il
rimboschimento con ancora un salto di cancello. Siamo a Genna Arasili (quota
600) e qui inizia una bellissima discesa entro una valle incassata tra le
pareti rocciose, su uno sterrato che fiancheggia uno spumeggiante ruscello.
Nonostante la discesa (tecnica) che invita a lanciarsi, consiglio fermarsi a
osservarsi intorno, l’atmosfera è fantastica! Dopo un guado si arriva al
punto più basso di questo tratto, presso il C.le Angassua km 40,7 (quota
400) dove si incrocia a sx la strada per Serra S’Ilixi e
“La via
dell’Argento”. Si inizia adesso, girando a dx la dura risalita (solo le
prime rampe) in direzione di Pala Manna, incrociando a sx la strada che va
verso Burcei. Si prosegue in direzione della Miniera di Tuviois e della sua
foresta primaria, senza però arrivarci. Prima che la strada inizi a scendere
decisamente e ben prima dei tornati presso il Cuile, si devia a km 43,8 dx
su una sterrata in netta salita, con fondo sdrucciolevole e con pendenza
notevole (con punte oltre il 25%), per fortuna breve. Si risale da quota 480
(all’incrocio) per circa 1,5 km verso Br.cu Fenugu km 44,9 (che si lascia a dx) sino a quota 691 dove si scollina e si riscende verso il cuile sul Riu
Leunaxi (quota 596). Qui siamo su proprietà privata, anche se con
proprietari molto disponibili e ospitali, sempre pronti a fare quattro
chiacchere e dare informazioni sui percorsi, comunque è sempre meglio
chiedere cortesemente e non disturbare il bestiame (i cani sono
tranquilli!). Il fiume, se non ci si vuole bagnare i piedi, si guada poco a
sx del passaggio della strada, su un “ponte artigianale” sospeso e
traballante ma funzionale, realizzato dal pastore con alcuni guard-rail
(naturalmente a piedi con bici a traino). Superato il cuile, si segue sempre
il sentiero risalendo il fiume che si guada due volte sino ad arrivare a
C.le Isca sa Pira (quota 657). Il sentiero diventa buon sterrato che inizia
a salire con pendenza costante 8-10% e segue in direzione sud il riu Ceraxa
sino al Cuile posto all’incrocio con la sterrata Genn’è Funtana-P.ta
Serpeddì (quota 824). All’incrocio si gira a sx e si risale ancora verso
P.ta Serpeddì sino a scollinare al km 56,2 quota 975 (sotto le antenne),
punto più elevato del percorso. Adesso il peggio è passato!
Inizia la veloce discesa verso Burcei (occhio al fondo con pietre sporgenti
e… alla stanchezza!) per poi girare nei pressi di Bruncu Accu Seda (km 59,0)
sulla strada per Garrappiu che passando ai piedi dei rilievi di Correxerbu e
Tratzalis ci riporta verso Sinnai. Dall’incrocio per Tasonis (quota191) al
km 69,3 , prendiamo la strada asfaltata che in sali-scendi arriva sino
all’abitato di Sinnai e al nostro punto di partenza (quota 137) km 76,5. |

Valle del Rio
Ollastu
LA VIA DELL'ARGENTO
L’itinerario
sopradescritto è adiacente alla celebre “Via dell’Argento”, anzi
il tratto da Cuile S’Angassua al bivio per la miniera di Tuviois
è in comune. I biker isolani identificano la “Via
dell’argento”
con il percorso reso noto da
Vittorio Serra
che da Burcei attraversando la valle del Rio Ollastu si rientra
percorrendo la gola del suo affluente il “Rio Brabaisu”. Ma la
“Via dell’Argento” non è unica: oltre il percorso che collega la
miniera di Tuviois con quelle di S’Arcilloni una complesso di
sentieri si snodano e si riannodano nelle numerose gole
collegando le otto miniere argentifere di Bacu Arrodas, Giovanni
Bonu, Monte Narba, Serra S'Ilixi\x, Tuviois, Masaloni, Nicola
Secci, Pred'Arba. Sino ai primi del '900 il minerale era
trainato indifferentemente a monte o a valle con carri a buoi
per poi convergere verso San Gregorio dove era trasbordato su
capienti carriaggi tirati da più cavalli e portato all'imbarco
nel porto di Cagliari. |